Un settore apparentemente tradizionale e statico

STARTUP to WATCH

UN SETTORE APPARENTEMENTE TRADIZIONALE E STATICO: QUESTA VISIONE DELL’OROLOGERIA È SMENTITA DALLA SOCIETÀ 2.0, CON UN VIVAIO DI STARTUP IN PIENA CRESCITA, DALLE IDEE ORIGINALI.
PREMIATE DAL PUBBLICO DEL WEB E NON SOLO

di Francesco Patti

Crisi del settore, calo di vendite, saturazione del mercato. Gli ingredienti per allontanare un giovane imprenditore dall’idea di entrare nell’industria dell’orologeria ci sarebbero tutti ma, contrariamente alle aspettative, il numero di startup che sta nascendo da almeno due anni a questa parte è in crescita e la risposta del pubblico è (quasi) sempre positiva. Massimo Bovera ha creato uno degli ultimi brand nati in Italia e, nonostante le difficoltà economiche e burocratiche, che farebbero desistere molti imprenditori dall’idea di lanciarsi in un mondo ostile, fatto di tecniche custodite gelosamente e tradizioni esclusive, ci ha creduto e il progetto del suo 15.48 ha già destato molto interesse. “Il mio primo lavoro è nel campo immobiliare, ma sin da bambino gli orologi mi affascinavano tantissimo, così, dopo molti anni passati a collezionare e studiare questi oggetti fantastici, ho deciso di fondare il mio marchio e ho lanciato il 15.48, insieme al mio socio Marcello Pasotti e alle nostre mogli, Manuela Cucchi e Scilla Nascimbene”. Il 15.48 è un “saltarello” con visualizzazione verticale, realizzata con l’inserimento di un prisma al centro della cassa in carbonio. La naturalezza con cui Bovera racconta la storia del suo marchio non deve trarre in inganno: per un progetto simile sono nece- cessari il know-how e un investimento economico importante, ma proprio questo dimostra che il settore non è fer- mo. Anzi, al contrario, è in grande fer- mento. Il rapporto col tempo che passa, la sua misurazione e gli infiniti modi in cui si può vivere un singolo momento, sono tuttora argomento di studio per fisici e filosofi. È una percezione soggettiva o è un dato reale? Di sicuro c’è solo che quasi chiunque porta allacciato al polso (o in tasca, o sul tavolo) un piccolo stru- mento per misurarlo. Da queste rifles- sioni senza risposta, Nicholas Boutherin e Richard Piras hanno trovato lo spunto per fondare Klokers, una startup finan- ziata dai primi acquirenti che hanno co- nosciuto il prodotto grazie al passapa- rola su internet nel 2015 e hanno ricevu- to i primi esemplari dopo circa un anno. Boutherin e Piras sono due amici che hanno lasciato le loro precedenti occupazioni (esperto di comunicazione il primo e ingegnere il secondo), per sbarcare nel mondo dell’orologeria nel modo più inconsueto. “Volevamo crea- re qualcosa di nuovo in un ambiente che si muove come un prevedibile bal- letto, in cui le innovazioni, pur se im- portanti, riguardano solo gli aspetti tec- nici”. Così hanno approfittato delle po- tenzialità di internet e hanno raggiunto la cifra per avviare la loro impresa. I modelli attualmente disponibili sono il Klok-01 e il Klok-02, molto diversi tra loro, ma accomunati dal sistema di ag- gancio al cinturino che permette di tra- sformarli in orologi da tasca o da tavolo, grazie agli accessori disponibili sul sito.

IL FATTO CHE NEGLI ULTIMI ANNI SIANO NATE NUMEROSISSIME STARTUP NEL SETTORE SI SPIEGA CON LA FACILITÀ DI OTTENERE CONTATTI (E FEEDBACK) GARANTITA DAL WEB.

Una piccola azienda può essere lanciata in tempi rapidi, soprattutto all’estero, sfruttando una moda del momento e adeguandosi velocemente alle variazioni del mercato. Ma c’è anche chi non si scoraggia e si lancia nell’avventura senza la sicurezza del sistema di Kickstarter (utilizzato da molte startup fra cui Klokers), grazie al quale almeno la copertura dei costi è garantita. È il caso di Marco Onofrio, architetto di Potenza, che nel 2016 ha realizzato, in completa autonomia, un orologio con cassa in legno di ulivo e movimento meccanico a carica automatica e ha già lanciato il suo secondo modello, realizzato in plexiglas con stampante 3D e completamente personalizzabile da parte del cliente. La tenacia con cui Onofrio ha perseguito il suo scopo dà la misura del richiamo che la manifattura e la tecnica orologiera esercitano, anche in un momento in cui fare impresa in un settore così difficile sembra un azzardo.

C’È ANCHE CHI CREA UN OROLOGIO COME PARTE DI UN PROGETTO PIÙ GRANDE.

La Singer Vehicle Design di Sun Valley, a pochi chilometri da Los Angeles, è molto più di una semplice carrozzeria. Specializzati esclusivamente nel restauro e nella customizzazione delle Porsche 911 con raffreddamento ad aria, i meccanici della Singer realizzano veicoli dall’estetica intatta e spesso migliorata, ma con contenuti tecnici completamente rinnovati e al livello dei più alti standard attuali. Chi decide di trasformare la propria 911 in un pezzo unico dotato di motore, freni e sospensioni di ultima generazione, deve per forza di cose amarla al punto da non volersene mai separare. Così, alla Singer hanno pensato a un orologio che riassumesse tutti gli elementi stilistici tipici degli strumenti di bordo di un’auto sportiva anni ’70. Il Singer Track 1 è un cronografo originale. La visualizzazione del tempo avviene grazie a due dischi che ruotano nella sezione periferica del quadrante e a un indice di riferimento stampato a ore sei. Il centro del quadrante è interamente dedicato all’indicazione di secondi, minuti e ore cronografiche, con lancette che condividono lo stesso asse. È in vendita a 40.000 dollari ed è un esempio riuscito di fantasia e innovazione applicate, senza timori reverenziali, alla progettazione di un orologio. Navigando per il web, i marchi nati col sistema della startup sono decine e solo fra qualche anno sarà possibile individuare i progetti più validi e che si saranno guadagnati una fetta di mercato. Nel frattempo c’è l’imbarazzo della scelta fra una gamma di prezzi e di stili che sembra infinita. La svedese Kronaby ha deciso di cavalcare l’onda degli orologi connessi con un modello che, per la prima volta, unisce l’aspetto tradizionale con lancette e quadrante in acciaio satinato, alla possibilità di gestire una serie di notifiche e segnali programmabili attraverso una app da scaricare sullo smartphone. È un connesso “soft” con funzioni utili che non ha perso il Dna di un orologio analogico. Undone è una startup americana, nata nel 2015, che produce due modelli completamente personalizzabili da parte del cliente, il quale può scegliere la finitura di cassa e lancette e il colore del quadrante, moltiplicando il numero delle possibili combinazioni. Sono disponibili anche versioni già pronte oltre a un modello crono subacqueo non personalizzabile. L’aspetto più interessante del progetto è la varietà di possibilità offerte, che permette di entrare attivamente nel processo di produzione. Code 41 punta sul rapporto tra qualità e prezzo con movimenti meccanici Miyota o ETA e un look particolare con soluzioni come l’indicatore dei secondi continui a disco rotante. La produzione è cinese, ma l’idea, il design e il team, sono svizzeri.